martedì 20 gennaio 2015

Pink Floyd in quadrifonia

Nulla succede per caso.
Mi ritrovo nella sala Sinopoli dell'Auditorium Parco della Musica di Roma. Gino Castaldo ed Ernesto Assante hanno deciso di regalare al loro pubblico una serata speciale su questo gruppo che in tanti hanno ascoltato, ma hanno mai davvero capito? Non che ci sia un testo che non siano riusciti a cogliere o degli accordi che non li abbiano convinti...i Pink Floyd vanno oltre tutto. Loro sono la musica.

E' una bella retrospettiva che parte dal primo album, citando a più non posso il compianto Syd Barret, il cui nome viene ripetuto tante di quelle volte che è come se lo si volesse ricordare all'ennesima potenza rispetto al poco tempo che ha passato nella vita del gruppo. The Piper at the Gates of Dawn, disco psichedelico per eccellenza, con la sua See Emily Play, lancia il gruppo verso il loro esordio musicale e discografico. Castaldo ci introduce al primo vero ascolto della serata, di quella che sarà Astronomy Domine; compare Gilmour sullo schermo, inizia a far scorrere le dita sulla chitarra, si trova in uno studio di registrazione...le note fluiscono, i suoni sono puri, puri floydiani...c'è Barrett in tutto questo. Barrett è questo album a più non posso. Anche dopo anni.

Quanto hanno in comune i Pink Floyd e la psichedelia? Generalmente il rock psichedelico è ispirato da stati alterati della coscienza indotti per mezzo di sostanze come mescalina, LSD, funghi allucinogeni che fanno affiorare attraverso la modifica della percezione, stati nascosti e profondi della psiche. Ma rispetto ai vari gruppi musicali di questa cosiddetta scena, loro non hanno mai portato in alto la droga come musa ispiratrice della loro musica; ok, Syd ne faceva uso, abuso di LSD e ciò l'ha portato ad ampliare ancora di più i problemi psicologici che già lo contraddistinguevano, ma per il resto del gruppo non è mai stato nè un problema nè una dipendenza. Sono psichedelici, si. Negli anni '70 usano tecniche musicali caratteristiche di quel genere (le lunghe session strumentali, rumori messi là a casaccio, distorsioni e passaggi dodecafonici, delay e phaser). Ma non per "merito" delle droghe. Comunque, non solo.

Barrett non ce la fa più...viene progressivamente scaricato dal gruppo e rimpiazzato da David Gilmour.

Antonioni li vuole per il suo nuovo (quello che sarà un capolavoro) film: Zabriskie Point. Se l'avete già visto, sapete di cosa stiamo parlando: America, fine anni '60, pieno periodo delle contestazioni studentesche.
La collaborazione tra il regista italiano e la band inglese si rivela però disastrosa, tanto che Antonioni, per niente soddisfatto del loro lavoro, inserirà nella colonna sonora altri tre brani di altri gruppi (tra cui la celebre Dark Star, Grateful Dead).

Castaldo e Assante ci introducono alla maestosità dell'opera che è Atom Earth Mother. Qui i Pink Floyd iniziano ad abbandonare la strada della psichedelia per portarsi su quella del progressive rock  o meglio, ci si avviano. L'edizione in vinile conteneva su lato A tutta la suite imponente di Atom Earth Mother e su lato B le altre quattro tracce: If, Summer '68, Fat Old Sun, Alan's Psychedelic Breakfast. Inizia l'ascolto della suite...dicono che i Floyd non ne furono mai pienamente soddisfatti, una loro versione live in Giappone, ci fa vedere come l'esecuzione del pezzo cambi di situazione in situazione: si erano resi conto che con uno studio di registrazione potevano fare a meno dell'orchestra e fare come pareva a loro.  Di questo Castaldo e Assante non ne hanno parlato ma in Summer '68 è contenuta una polemica sulla vita rock and roll dei musicisti in quell'epoca...canzone sui rapporti con le groupies e sulla disillusione del musicista alle prese con aspetti poco piacevoli, a volte, della vita on the road (mi faceva piacere specificarlo dato che nei prossimi articoli parlerò proprio dell'incontro con una groupie e del loro stile di vita). Alan's Psychedelic Breakfast è un pezzo di musique concrète: c'è il roadie del gruppo, Alan per l'appunto, che si prepara la colazione parlottando tra di se e facendo tutti i rumori possibili che si farebbero per preparare una colazione...sullo sfondo, i Floyd suonano e accompagnano questo flusso di rumori e parole.
La mucca, perchè? Il gruppo affidò la realizzazione della copertina dell'album a Storm Thorgerson (inizio di una collaborazione che durò a lungo) che si recò nella campagna di Londra ed immortalò questa bellissima ed imponente mucca. Le perplessità da parte della casa discografica si fecero subito sentire ma fatto sta che ancora oggi, se vedeste una mucca in mezzo a tanti altri album, non la notereste subito? Così è stato.

Meddle. Solo un titolo: Echoes. Ascoltiamo e vediamo Echoes nel Live at Pompei. I Floyd senza pubblico in mezzo alle rovine che diffondono le note squillanti di Echoes e tutto si riempie, si allinea. 
Incredibile sperimentazione. Con Echoes ritorna proprio quello che i Floyd volevano raggiungere dalla loro musica: affrontare la percezione di ognuno di noi del reale e realizzare un incontro tramite la liquidità delle loro note; gli accordi scivolano uno dietro l'altro a volte non in una perfezione tecnica mostruosa ma in una perfezione spirituale, quello è certo.

Tutto ciò che è stato creato dai Pink Floyd fin qui (parliamo di soli cinque anni!!) li ha portati a realizzare quella che sarà la loro opera più famosa. 
Un battito di cuore, che con la quadrifonia della sala Sinopoli sembra provenire dal proprio petto, cresce sempre di più d'intensità e viene sovrastato dai condizionamenti del reale: battitori di cassa, orologi, risate. E' la nascita. E' un evento puro; subito dopo iniziano ad insinuarsi le cose reali.
Ascoltiamo anche Breathe in quadrifonia... è uno spettacolo. Per The Great Gig in the Sky, Assante e Castaldo fanno spegnere tutte quante le luci in sala e ce la fanno ascoltare così, al buio, per viaggiare nelle note del brano, guidati dalla voce femminile di Clare Torry, assolutamente improvvisata, senza parole....richiami ancestrali di un rock che sembra soul.
The Dark Side of the Moon affronta i punti salienti della vita dell'essere umano: la nascita, la pazzia (chiari i riferimenti a Barrett in Brain Damage), la morte, il denaro, il tempo. Si conclude come è iniziato: un battito di cuore che svanisce pian piano per lasciare spazio alla voce del portiere degli studi di Abbey Road (dove fu registrato l'album) che ci dice: "There is no dark side in the moon, really. Matter of fact it's all dark (in realtà non c'è nessun lato oscuro della luna. Di fatto è tutta oscura)". E tutto torna al suo inizio da Eclipse, idealmente, verso Speak to Me, come ci raffigura la copertina, un prisma triangolare che scompone la luce in tanti colori che, proseguendo sui lati del disco, finiscono in una altro prisma ,ribaltato questa volta, dal quale usciranno come un raggio di luce bianca che si ricongiunge con quello sul fronte della copertina. E' il disco dell'empatia per antonomasia. Esplora la natura dell'esperienza di ogni essere umano e l'empatia, invece che l'ostilità degli uni verso gli altri (tematica attualissima). The Dark Side è il disco che farà più successo e segna anche l'ultima riunione tra visione (Waters) e suono (Gilmour, Wright, Mason).

Wish You Were Here contiene l'omonimo pezzo super commerciale (perchè più "canticchiabile" e riproducibile da tutti noi). Ok, potrebbe sembrare un attacco, partire così nel recensire il disco. In realtà a me Wish you Were here piace (a chi non piace, chiedono i due giornalisti al pubblico) e anche molto. Forse proprio perché tratta del tema dell'assenza e della mancanza di qualcosa nella propria vita. Sullo schermo e nelle nostre orecchie si materializza Shine on you Crazy Diamonds e la descrizione di Castaldo è perfetta...la chitarra di Gilmour è quasi come se non esistesse, lui è solo un mezzo per esprimere la potenza dell'universo. Quattro note che da sole reggono la maestosità di questo brano dedicato esplicitamente a Barrett. Nel video compaiono a reggere questa imponenza Mr Crosby e Mr Nash. E un'illuminazione, un'esperienza mistica. E' rock, è musica...eppure è anche anima.

Animals, ispirato dalla Fattoria degli Animali orwelliana, si erge a manifesto anticapitalista per volontà di Waters. Battersea Power Station sullo skyline di Londra. Ciminiere, fumo, tonalità di grigi e marroni. E un maiale che vola sopra tutto questo. E altri animali. Il degrado della società. Dogs, pigs and ships.

Fu un incidente con un fan ad aprire le porte a Waters per la composizione di The Wall. Durante un tour della band, il gruppo ed in particolare Waters si sentivano a disagio per la folla oceanica che li era venuti a sentire. Il bassista fu irritato a tal punto che arrivò a sputare addosso ad un fan. L'episodio, di per sè negativo, lo aiutò a riflettere su quanto accaduto e sulla distanza che si percepiva chiaramente tra artisti e pubblico, durante i concerti. The Wall nasce quindi dal muro che creiamo intorno a noi e alle persone. Il resto è storia. 
Ringrazio Assante e Castaldo per aver fatto riprodurre in video l'intro di the Wall (suonato il 12.12.2012 al Madison Square Garden) che io mi sono persa, insieme a buona parte di Another Brick in The Wall, quando sono andata a sentire Roger Waters a Padova due anni fa. 
Fear builds walls. Attuale, attualissimo.

Non diciamo che i Pink Floyd siano morti con The Wall, fatto sta che le tensioni tra Waters da una parte e Mason, Wright, Gilmour dall'altra erano diventate insostenibili e deleterie per il gruppo. Ciò che è stato prodotto dopo la rottura dei Pink Floyd è qualcosa di godibile ma assolutamente non paragonabile a tutto questo. E ovviamente, ringraziamo Syd Barrett, il nostro angelo poeta, che in così poco tempo influenzò tantissimo il destino di quello che ad oggi è uno dei gruppi più immensi della storia. Non convenzionali, questo è certo.

Come riassumere e racchiudere quello che sono stati e sono tutt'ora i Pink Floyd in una recensione ed in una serata? Ebbene, secondo me ce l'abbiamo fatta. Grazie a Castaldo e ad Assante per questo "viaggio". Le parole da me usate sono le loro, e sono solo state reinterpretate. Spero di aver reso l'idea di quello che è stata questa lezione. Grazie.

L'unica pecca della serata a mio avviso, è stata quella di non aver assolutamente spiegato cosa fosse la quadrifonia. Il titolo di questa lezione di rock era proprio "Pink Floyd in quadrifonia", dato che i due giornalisti ci hanno permesso un ascolto alquanto originale (nel senso vero del termine) della musica dei Floyd. Ma poi, non hanno neanche fatto un accenno a questa tecnica di registrazione. 
Vi riporto la definizione dall'Enciclopedia Treccani, così non ci possiamo sbagliare.

Quadrifonia : sistema stereofonico di registrazione e di riproduzione di suoni che usa quattro canali contemporanei, anziché due come la stereofonia ordinaria, di cui costituisce un miglioramento quanto alla resa dell’effetto stereofonico.

E questo, ha permesso un ascolto senza pari. D'altronde, la quadrifonia l'hanno introdotta proprio i Pink Floyd.




Ora scordatevi di tutto quello che vi ho detto e che vi hanno detto Assante e Castaldo tramite me.
Prendete un disco a caso dalla vostra discografia dei Pink Floyd...uno a caso va benissimo (vi consiglio di averli veramente tutti). Scordatevi di ogni singola parola e ascoltate.
Sentite il suono della vita?

♪ ♫ See Emily Play (from The Piper at the Gates of Dawn)
♪ ♫ Astronomy Domine (from The Piper at the Gates of Dawn)
♪ ♫ Soundtrack from Zabriskie Point
♪ ♫ Atom Earth Mother (from Atom Earth Mother)
♪ ♫ Echoes (from Meddle)
♪ ♫ Speak to me (from The Dark Side of the Moon)
♪ ♫ Breathe (from The Dark Side of the Moon)
♪ ♫ The Great Gig in the Sky (from The Dark Side of the Moon)
♪ ♫ Us and them (from The Dark Side of the Moon)
♪ ♫ Brain Damage (from The Dark Side of the Moon)
♪ ♫ Eclipse (from The Dark Side of the Moon)
♪ ♫ Wish you were here (from Wish you were here)
♪ ♫ Shine on you crazy diamonds (from Wish you were here)
♪ ♫ Dogs (from Animals)
♪ ♫ In the flesh (from The Wall)
♪ ♫ Another Brick in the Wall pt. 1 (from The Wall)


sabato 13 dicembre 2014

THE CITY OF ANGELS, A ROCKIN LOVE STORY

Los Angeles, agosto 2014.

Sono confinata a Redondo Beach (che se non fosse per una canzone di Patti Smith, non saprei neanche cosa, dove, perchè)...ero venuta a Los Angeles sperando di trovarmi immersa subito in un'atmosfera a metà tra il libro della Des Barres e Mullholland Drive, ma invece mi trovo in una versione da motel di THE OC.
Avendo acquisito una certa cultura sulla scena rock degli anni 60 e 70 di questi posti, trovo impensabile non poter raggiungere quando voglio tutti i posti che mi ero prefissata ma Los Angeles è anche questo: non hai una macchina, non ti muoverai dal posto in cui stai. E così più o meno è andata.
A suon di $, il quarto giorno di permanenza, riesco, insieme alle mie compagne di viaggio a raggiungere Holllywood; bene, è fatta, direte voi. Non proprio. Si prospetta un lungo pellegrinaggio sull'Hollywood Boulevard per ammirare la Walk of Fame, che di straordinario non ha proprio nulla... anche se le foto di rito non me le sono fatte mancare (no, non le allegherò). E, dato che anche uno che non fosse mai stato in un posto più esteso di Moncenisio si sarebbe saputo orientare nella versione così dannatamente geometrica delle strade californiane, io mi sono persa e, mentre avevo previsto di raggiungere la mia prima, agognata tappa musicale prima del tramonto, mi sono dovuto ricredere e accontentare di farci un giretto veloce veloce prima che i battenti chiudessero (qua però vanno ringraziate le mie famose, ormai, compagne di viaggio che mi hanno aspettato fuori fino alla chiusura, stanche e forse anche un po' già scocciate da questa mia perversione per tutto ciò attraverso cui corressero delle note musicali).

- scusate, devo cambiare la traccia musicale che sto ascoltando per scrivere questa marea di stupidaggini, d'altronde, non pretenderò mica di scrivere qualcosa di decente sulla scena californiana e su questo viaggio ascoltando gli Smiths?! No, proprio. Ah, si. Morrison Hotel, molto meglio. -

Quindi, questo è quello che mi si prospetta, da fuori:


e da dentro :


(questa foto dell'interno non rende per niente la dimensione del negozio).


La mia prima tappa ha riguardato così l'Amoeba Music store di Hollywood, uno dei più grandi negozi di musica indipendenti del pianeta (se non il più grande).

Breve cronistoria: il primo negozio della "catena" (devo trovare un rimpiazzo a questo termine che cozza un po' con il concetto di spazio indipendente) apre nel 1990 a Berkeley, cittadina della Bay Area famosa per la sua università e per i suoi trascorsi politici nel 1968 (ci torneremo). Nel 1997 apre il secondo store, a San Francisco nello storico quartiere di Haight Ashbury (vi dice qualcosa? anche di ciò parleremo a tempo debito). Ultima ma non meno importante, la location di Hollywood è stata aggiunta nel 2001 e occupa una porzione considerevole tra il Sunset Boulevard e Cahuenga Bvd.

Ho avuto la fortuna di visitare queste due ultime locations ed è stata un'esperienza incredibile.
Lo store di Los Angeles è famoso per ospitare frequentemente delle sessions musicali (Paul McCartney ci ha addirittura registrato un EP durante un live - Amoeba's Secret- ). Migliaia di persone ogni giorno attraversano le porte di Amoeba per perdersi tra i milioni di dischi, vinili, dvd e anche videogames e oggettistica varia, nuovo o usato, non importa. Per un musicofilo è come trovarsi "in a musical candy store" (cit. da www.amoeba.com).
Uscita dal negozio, il mio portafogli si era alleggerito di molto, la mia shopping bag targata Amoeba era piena di prelibatezze sonore e finalmente, per la prima volta da quando mi trovavo nella città degli angeli con la consapevolezza musicale più alta che fino ad allora avessi mai raggiunto, ero soddisfatta.

♪ ♫ - Patti Smith - "Redondo Beach" (in "Horses", 1975)
♪ ♫ - The Doors - "Morrison Hotel", 1970

domenica 7 settembre 2014

Back in the USA, I mean, no...back from the USA

Appena tornata dalla terra delle promesse e delle contraddizioni, i miei primi post su questo blog li voglio dedicare al mio viaggio, che ho dedicato in parte a ripercorrere qualche sentiero musicale; avrei voluto fare, ascoltare, cercare molto di più, ma già così ho tante di quelle cose da condividere, che mi conviene andare per ordine cronologico.
Bene, si parte con la città degli angeli.




venerdì 1 agosto 2014

Presentazioni

Bene. Questo non è il mio primo blog, non sarà di certo l'ultimo (magari un giorno inizierò a fare vlog -che termine cool-), ma è quello che da mesi volevo aprire, forse anni; insomma...un blog che parla di musica, si perché di musica si parla anche, oltre a farsi trafiggere da emozioni fatte a note, a carne (i cantanti, i batteristi...), a luci e a vinili.
Forse non c'è molto da dire sul cosa verrà trattato qui, in questo spazio virtuale, o forse c'è troppo da dire; ma se anche a voi, la musica fa brutti effetti, eccoci qua tutti insieme. Condividiamolo.

La vostra
Miss Larry